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Illustrare oggi non è più solo saper disegnare.

Illustrare è comunicare: guardare il mondo che ci circonda e cercare di tradurlo applicando il proprio filtro sulla realtà, provando a renderla comprensibile a sé stessi e agli altri. E se il pensiero va sul mondo intorno a noi, una parola non può risuonarci in testa.

Una parola bellissima che, come tutte le parole usate a lungo e male, rischia di perdere il suo significato originale o - peggio ancora - di finire per esprimere l’esatto contrario del suo senso.

La parola “complessità”.

Nel senso etimologico di cum-plectere - annodare più volte, intrecciare - la complessità non può essere una scusa per non affrontare o rimuovere i temi che le tensioni culturali della contemporaneità portano con sé: chi vuole provare a comprendere il mondo che abitiamo, chi vuole provare ad aprire un dialogo con quello che sta accadendo deve provare ad abbracciare la complessità. 

E noi, come professionisti della comunicazione visiva, possiamo provare a dare il nostro contributo. Usare il nostro linguaggio e il nostro talento per guardare la realtà da nuovi punti di vista e provare a restituirla disegnata, per fare quello che l’illustrazione fa da sempre: illuminare un’idea e democraticamente renderla alla portata di tutti.

Per questo il festival avrà in questa edizione, per la prima volta dalla sua nascita, un tema portante: “Illustri Festival 2024 - Disegnare la complessità”.

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